La quantità di moneta circolante in un Paese o in gruppi di Paesi in un
determinato periodo si suddivide in diversi panieri denominati aggregati, ordinati in base
alla liquidità, vale a dire alla facilità con cui la moneta può essere spesa. Con
l'avvento dell'uro è la Banca centrale europea (BCE) a definire ogni aggregato, in
modo da renderlo omogeneo all'interno dei Paesi che compongono l'Unione monetaria europea
(UME). Qual'è
l'utilità del calcolo della quantità di moneta circolante? E' importante conoscere
quanta ce n'è sia in giro al fine di sapere quanta se ne può spendere ed è altrettanto
importante al fine di tenere sotto controllo la spesa complessiva per Paese onde evitare
sia incrementi indesiderati d'inflazione sia per ridurre o comunque pilotare il deficit
con l'estero. Vale a dire un'alta domanda crea inflazione ed un Paese che consumi più
risorse di quante ne produce crea deficit. Quando le famiglie e le imprese spendono
troppo, nel senso che la domanda supera la produzione, l'economia tende a surriscaldarsi e
gli squilibri accennati in senso interno (inflazione) ed esterno (deficit estero)
determinano la necessità di raffreddare l'economia scoraggiando l'eccesso di spesa a
favore del risparmio. Le banche
centrali, quindi, tendono a regolare la quantità di moneta con il fine precipuo di
regolare gli alti e bassi dell'economia; al fine di realizzare tale obiettivo occorre
considerare una stabile relazione tra le variazioni di moneta e le variazioni di reddito.
Se tale relazione è instabile le misure della moneta sono pressoché inutili. L'innovazione
finanziaria determina che un certo strumento è di difficile collocazione tra gli
aggregati generalmente utilizzati (M1, M2, etc.). Ad esempio se un privato sottoscrive
quote di un fondo comune d'investimento ed a fronte la propria banca gli concede di
emettere assegni per la cifra depositata, ciò che in una prima fase (il fondo) andrebbe
classificato fra le gli aggregati non immediatamente spendibili, subito dopo andrebbe
riclassificato. Facciamo quindi ordine circa gli aggregati che le autorità monetarie
tendono a considerare quali indicatori della massa monetaria nelle varie accezioni
dell'offerta di moneta. M1, che
indica la componente della moneta più liquida, cioè più immediatamente spendibile, è
rappresentata da:
- monete metalliche e banconote (Circolante);
- conti correnti di banche e poste;
- assegni circolari e vaglia cambiari;
- depositi in conto corrente presso il Tesoro.
Va specificato che la parte di M1 oltre la quale si forma il resto
dell'offerta si chiama base monetaria, cioè consiste nel circolante e nelle riserve delle
banche. Agendo su questi due parametri si mette in opera un meccanismo di moltiplicazione
della moneta in funzione della crescita del reddito. Se questo cresce va aumentata la
quantità di moneta se la velocità di circolazione rimane uguale, mentre non va aumentata
la quantità di moneta al crescere della velocità di circolazione, in tal caso la stessa
quantità di moneta scambiata più rapidamente accompagna una quantità maggiore di
reddito. M2,
comprende le componenti M1 più le altre attività finanziarie meno simili alla moneta,
vale a dire:
- certificati di deposito bancario con scadenza nei 18 mesi;
- depositi di risparmio bancari, libretti postali e depositi di conto corrente vincolati. M2 estesa,
l'aggregato consta dell'M2 e dei depositi dei residenti italiani presso filiali estere di
banche italiane. Dovrebbero essere considerati anche i depositi di residenti in
Italia presso filiali estere, per giungere ad una definizione di moneta basata sul
concetto di residenza del detentore, concetto sorto a seguito della libera circolazione
dei capitali fra i Paesi aderenti alla Comunità economica europea, ma evidentemente si
tratta di un dato ovviamente incompleto, dovuto alla indisponibilità dell'informazione
statistica. M3,
l'aggregato più importante, che consta dei seguenti fattori:
- M2;
- pronti contro termine ed altri strumenti di raccolta a breve termine (al netto);
- titoli di debito con scadenza a due anni;
- quote di fondi comuni monetari;
Chiudendo con la BCE, questo è l'aggregato che viene monitorato per le
decisioni si politica monetaria, allorché dovrà restringere tale politica essa
innalzerà il costo del denaro, se giudicasse che la massa monetaria M3 crescesse troppo
rapidamente minacciando inflazione; mentre allenterà tale politica monetaria in caso
contrario, riducendo cioè i tassi nell'eventualità di una lenta crescita della moneta a
rapida spendibilità.
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