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USA: i dati sulle bancarotte della recessione di fine millennio

di Antonio Mansueto, 14/4/02

 

Alcuni interessanti siti riportano dati costantemente aggiornati sulle situazioni di difficoltà delle aziende USA. Un particolare occhio di riguardo è indirizzato anche alle società della new economy e alle nuove iniziative.

Va annotato che le società che hanno avuto maggiori difficoltà ed un maggior numero di bancarotte sono quelle di settori come quello energetico, telefonico, tecnologico.

Le società di grande dimensione, inoltre, hanno avuto negli ultimi 12 mesi livelli di default record, mentre le società più piccole non hanno avuto un trend altrettanto negativo rispetto alle loro medie precedenti (vedasi http://www.fdic.gov/bank/analytical/bank/bt0201.html ).

La tabella qui sotto riportata, annota i casi più rilevanti dal 1980 ad oggi. In 20 anni, gli ultimi 14 mesi hanno portato 7 casi su 18 (il 39%) che hanno riguardato assets per circa 164 milioni di dollari su un totale di 353 milioni. In poco più di un anno, e nel corso di una recessione definita "mild", dolce, le maggiori bancarotte hanno riguardato ben il 46,5% del totale riguardante gli ultimi 20 anni. Una quota impressionante pur considerando l'effetto inflattivo che inevitabilmente porta a numeri più elevati per gli ultimi default.

 

Company
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Bankruptcy Date

Total Assets
Pre-Bankruptcy

Filing Court District

Enron Corp.*

12/2/01

$63,392,000,000

NY-S

Texaco, Inc.

4/12/1987

$35,892,000,000

NY-S

Financial Corp. of America

9/9/1988

$33,864,000,000

CA-C

Global Crossing Ltd.

1/28/2002

$25,511,000,000

NY-S

Pacific Gas and Electric Co.

4/6/2001

$21,470,000,000

CA-N

Mcorp

3/31/1989

$20,228,000,000

TX-S

Kmart Corp.

1/22/2002

$17,007,000,000

IL-N

First Executive Corp.

5/13/1991

$15,193,000,000

CA-C

Gibraltar Financial Corp.

2/8/1990

$15,011,000,000

CA-C

FINOVA Group, Inc., (The)

3/7/2001

$14,050,000,000

DE

HomeFed Corp.

10/22/1992

$13,885,000,000

CA-S

Southeast Banking Corporation

9/20/1991

$13,390,000,000

FL-S

Reliance Group Holdings, Inc.

6/12/2001

$12,598,000,000

NY-S

Imperial Corp. of America

2/28/1990

$12,263,000,000

CA-S

Federal-Mogul Corp.

10/1/2001

$10,150,000,000

DE

First City Bancorp.of Texas

10/31/1992

$9,943,000,000

TX-N

First Capital Holdings

5/30/1991

$9,675,000,000

CA-C

Baldwin-United

9/26/1983

$9,383,000,000

OH-S

 

* The Enron assets were taken from the 10-Q filed on 11/19/2001. The company has announced that the financials were under review at the time of filing for Chapter 11.
Source: BankruptcyData.com
New Generation Research, Inc. Boston, MA

Le dot.com in particolare, invece, hanno vissuto un periodo di deciso e drammatico sfrondamento dei ranghi, che pare essersi arrestato nello scorso mese di dicembre. 537 bancarotte nel 2001, più che raddoppiate rispetto al 2000, con un totale dei due anni di 762 società (I fallimenti delle Dot.com: vedasi http://www.abiworld.org/dot-com.html ). Una lista di società dot.com contro cui pendono procedimenti si trova al sito: http://www.bankruptcydata.com/Research/DOT_COM.htm. Anche i dati del primo trimestre 2002 sembrano dimostrare comunque un deciso miglioramento rispetto allo scorso anno in questo particolare settore, visto che i nuovi casi sono stati 54 contro i 164 del primo trimestre 2001 (vedasi http://www.webmergers.com/editorial/article.php?id=55 ).

I fallimenti delle DOT.COM

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L'ABI (American Bankrupcy Institute), infine, riprende l'osservazione fatta dalla FED, a riguardo delle preoccupazioni sull'elevato debito dei consumatori. Quest'ultimo ha raggiunto i livelli del picco del 1986 (pagamenti per debiti come percentuale del reddito disponibile pari ad oltre il 14%), epoca che preludeva a 6 anni di incrementi sostenuti del numero dei fallimenti. (Vedasi http://www.abiworld.org/stats/newstatsfront.html ).

Come annotato da più parti, questa situazione potrebbe prossimamente influenzare la solidità delle banche e ridurre la credibilità del sistema finanziario Statunitense.

Ad esempio, coerente a questa visione, la Standard & Poor's ha sostenuto che le società finanziarie americane restano sotto pressione nel 2002 a causa della qualità dei loro asset e delle problematiche relative all'accounting. "Nel 2002 i mercati dei capitali restano volatili, rendendo difficilie per i gruppi finanziari operare".

In questa situazione, il mantenimento di bassi tassi di interesse ha una sua importanza, per non aggravare la crisi del debito.

Il prezzo del petrolio, in particolare, è una variabile importante non governabile da Greenspan, e che potrebbe costringere la FED ad una stretta monetaria poco propizia ad una ripresa stabile dell'economia.

Per creare problemi alla crescita economica -si dice- il Brent dovrebbe restare prolungatamente sopra i 28 dollari: il tal caso il suo rialzo alimenterebbe una ripresa dell'inflazione tale da costringere le Banche centrali ad aumentare i tassi, creando quindi un circolo vizioso in grado di rallentare immediatamente la ripresa ancora non solida.

E' per questo che giustamente i mercati seguono con fasi alterne le alterne vicende della crisi in Palestina, di pari passo all'andamento in questi giorni molto volatile del prezzo del petrolio.

 

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