b-animat.gif (41734 byte)

Site Meter

Le nuove regole del credito - Più luci che ombre su Basilea 2
Angelo Baglioni
20-05-2003

il testo riprodotto è tratto da www.lavoce.info.

Per calcolare più accuratamente i coefficienti patrimoniali delle banche, Basilea 2 indica due metodi: i rating esterni formulati da agenzie specializzate o quelli interni, più sofisticati, ma che richiedono maggiori investimenti da parte degli istituti di credito. E per le imprese medio-piccole sono previsti significativi “sconti”.

Uno dei pilastri fondamentali della regolamentazione sul sistema bancario è costituito dai coefficienti patrimoniali: le banche devono mantenere un rapporto minimo (8 per cento) tra il patrimonio e l’attivo ponderato per il rischio (Apr). Ciò assicura una protezione ai depositanti: in caso di rilevanti perdite sui crediti, i primi a sostenerne le conseguenze sono gli azionisti, che le "assorbono" con un riduzione di valore della base azionaria della banca. Questa regola deriva da un accordo siglato tra le banche centrali del G-10 a Basilea, sede della Banca dei regolamenti internazionali, nel 1988. Quell’accordo è stato recepito nell’ordinamento di molti Paesi, anche non appartenenti al G-10 (da numerosi Paesi in via di sviluppo, per esempio). In Europa, si è tradotto nelle direttive 89/299 e 89/647.

Perché nasce Basilea 2

Da alcuni anni, ci si è resi conto che quell’accordo ("Basilea 1") è troppo semplice. Pur distinguendo tra alcune voci dell’attivo bancario (prestiti a privati, prestiti tra banche, mutui ipotecari, titoli pubblici), presenta una fondamentale lacuna: tutti i prestiti al settore privato sono "pesati" allo steso modo (100 per cento) nel calcolare l’Apr. Ciò significa che un prestito di 100 euro a un’impresa assai rischiosa richiede alla banca una dotazione patrimoniale di 8 euro, esattamente come 100 euro prestati a un’azienda molto sicura.

Da qui è sorta l’idea di rivedere l’accordo, in modo che il requisito patrimoniale rispecchi effettivamente la rischiosità del portafoglio - prestiti di una banca. Così, le banche centrali del G-10 hanno formulato una proposta, che va sotto il nome di "Basilea 2". (1)

La proposta è stata sottoposta agli istituti bancari: il processo di consultazione dovrebbe condurre a una versione finale del nuovo accordo entro la fine di quest’anno. Poi, inizierà un triennio di transizione, durante il quale Basilea 2 dovrà essere recepito negli ordinamenti nazionali e le banche dovranno attrezzarsi per metterlo in pratica. Se tutto va bene, il nuovo accordo entrerà in vigore all’inizio del 2007.

Basilea 2 ha essenzialmente una finalità: modificare il modo in cui è calcolato l’Apr, arrivando a una misurazione più accurata della rischiosità complessiva dell’attivo bancario.

Una banca avrà due alternative: (i) utilizzare i ratings formulati dalla agenzie specializzate (tipo Standards&Poors); (ii) formulare internamente i ratings da assegnare ai suoi debitori. Il primo metodo è quello più semplice. Se un debitore ha un buon rating, il suo peso nel calcolo dell’Apr scende, ad esempio al 50 per cento: ciò significa che su 100 euro di prestiti a questo cliente, la banca deve avere solo 4 euro di patrimonio. Se un debitore ha un cattivo rating, oppure non ha rating, viene pesato al 100 per cento.

Il secondo metodo è più complesso: una banca dovrà stimare la probabilità che un debitore sia insolvente, ed eventualmente (nella versione più sofisticata) anche la possibile perdita che subirà in caso di insolvenza del debitore. Con il secondo metodo, i pesi ("risk weights") da assegnare ai debitori possono variare assai di più rispetto al primo, assumendo valori anche molto superiori al 100 per cento.

"Sconti" per il rating interno

Perché un banca dovrebbe adottare il rating interno, che comporta un investimento in metodi di misurazione del rischio e in raccolta di informazioni sui debitori? Per incentivare le banche in questa direzione, Basilea 2 prevede una sorta di "sconto" per gli istituti che adotteranno il metodo dei ratings interni: dovrebbe generare un requisito patrimoniale inferiore rispetto al metodo dei ratings esterni, a parità di portafoglio - prestiti. Basilea 2 si propone quindi non solo di rendere il patrimonio di una banca più rispondente ai rischi sostenuti, ma anche di incentivare le banche ad adottare metodi più sofisticati di misurazione del rischio di credito.

Infine, Basilea 2 prevede un trattamento di favore per le imprese di minore dimensione. Facciamo due esempi. Un cliente "retail" (che abbia un debito al massimo pari a 1 milione di euro) tipicamente non ha rating: si tratta di una persona o di una piccola impresa. Per evitare che sia penalizzato da questo fatto, nel caso la sua banca adotti il metodo dei ratings esterni, verrà "pesato" al 75 per cento anziché al 100 per cento nel calcolo dell’Apr. Secondo esempio: con il metodo dei ratings interni, una piccola-media impresa (fatturato inferiore ai 50 milioni di euro) riceverà uno "sconto" significativo, variabile in funzione della probabilità di insolvenza, che potrà raggiungere circa il 25 per cento.

(1) Sia il nuovo accordo che quello attualmente in vigore sono reperibili sul sito della Bri.

Più luci che ombre su Basilea 2    --  parte 2
Angelo Baglioni il testo riprodotto è tratto da www.lavoce.info.
La proposta di revisione dei requisiti patrimoniali sulle banche  ha suscitato molte reazioni , spesso assai critiche (vedi gli articoli segnalati nello spazio "Per saperne di più"). Dapprima, le preoccupazioni sono arrivate dal settore bancario (che per la verità è stato sollecitato dallo stesso Comitato di Basilea a esprimersi, nella fase di consultazione), poi dal mondo delle imprese, soprattutto quelle di minore dimensione. Infine, la polemica ha investito il dibattito politico, registrando anche l’intervento del ministro Giulio Tremonti, il quale ha ottenuto – al vertice di Deauville del 17 maggio - l’impegno dei ministri finanziari del G-7 a "monitorare" il lavoro dei tecnici (leggasi: le banche centrali). Questo intervento politico rischia di allungare ulteriormente i tempi di definizione della nuova normativa (che ha già richiesto alcuni anni) e di compromettere il delicato lavoro svolto in sede tecnica.

Per capire se le critiche siano giustificate o no, occorre tenere presenti le finalità di Basilea 2, che sono essenzialmente due. Primo, rendere la dotazione patrimoniale di ciascuna banca più rispondente al rischio effettivamente sostenuto nell’attività di prestito. Secondo, incentivare (si noti: non obbligare) le banche ad adottare metodi più moderni e oggettivi nella misurazione e gestione del rischio di credito.

Effetti collaterali

Questi obiettivi sono condivisibili, e inducono a una valutazione complessivamente positiva del nuovo accordo.

Accanto agli aspetti positivi, vi possono essere alcuni effetti collaterali di Basilea 2, che vanno considerati attentamente.

1. Banche medio-piccole. Temono di essere penalizzate, per il fatto che presumibilmente adotteranno il metodo dei ratings esterni (più semplice), e quindi non potranno usufruire dello "sconto" previsto per il metodo dei ratings interni (che verrà invece utilizzato dalle grandi banche). A smentire questa preoccupazione ci sono i risultati di una simulazione condotta dal Comitato di Basilea in collaborazione con il sistema bancario (su un campione di 188 banche dei Paesi del G-10 e di 177 banche di altri 30 Paesi) (1). Per le banche medio-piccole che utilizzeranno i ratings esterni, l’incremento di requisito patrimoniale sarà esiguo: infatti usufruiranno maggiormente dello "sconto" previsto per la clientela retail, dato che la composizione del loro portafoglio – prestiti è più sbilanciata verso i piccoli clienti. Qualora poi una banca medio-piccola utilizzasse i ratings interni, otterrebbe un significativo allentamento del requisito patrimoniale, ben maggiore di quello ottenuto dalle grandi banche.

2. Imprese medio-piccole. Temono di subire un aumento del costo e/o una minore disponibilità di credito (maggiore razionamento). L’aumento di costo potrebbe derivare dal fatto che queste imprese sono generalmente "unrated": ciò potrebbe comportare un requisito patrimoniale più elevato – quindi un maggiore costo per la banca – rispetto a un’impresa che goda di un buon rating. Tuttavia, la più recente proposta del Comitato di Basilea prevede un significativo "sconto" per queste imprese. D’altro canto, Basilea 2 dovrebbe indurre le banche a una misurazione più precisa del rischio di credito delle controparti e quindi contribuire a ridurre il razionamento del credito, che notoriamente è dovuto alla pratica di raggruppare nella stessa classe di rischio debitori che in realtà sono diversi tra di loro.

3. Pro-ciclicità. Con Basilea 2, il requisito patrimoniale a cui una banca è soggetta diventerà più "volatile", cioè potrà variare sensibilmente a seconda delle fasi del ciclo economico. Ad esempio, durante una fase recessiva la rischiosità media dei debitori aumenta, portando a un incremento del requisito. Questo, a sua volta, potrebbe aggravare la recessione, in due modi. Primo, perché causerebbe un aumento del costo del credito. Secondo, perché alcune banche potrebbero trovarsi "vincolate" (cioè con un rapporto patrimonio/attivo ponderato molto vicino all’8 per cento), e così costrette a limitare la loro offerta di credito ("credit crunch"). Il primo effetto è più plausibile. Il secondo meno, perché generalmente le banche detengono capitale in eccesso rispetto al requisito minimo (il cosiddetto "buffer capital"), proprio per evitare di trovarsi in una situazione vincolata.

I rischi di selezione avversa

In conclusione, l’unica critica che trova qualche fondamento è quella relativa alla pro-ciclicità. A questa si può aggiungere un’altra preoccupazione: che possa verificarsi un fenomeno di selezione avversa, con una concentrazione di debitori rischiosi presso quelle banche che adotteranno il metodo dei ratings esterni.

Infatti, un’impresa a basso rischio sarà incentivata a indebitarsi presso una banca che adotti i ratings interni, sperando di ottenere una buona valutazione e di ricevere credito a minor costo. Al contrario, un soggetto ad alto rischio potrebbe essere indotto a indebitarsi presso una banca che utilizza i ratings esterni: nel peggiore dei casi, gli verrebbe assegnato un "risk weight" comunque inferiore a quello che riceverebbe da una banca che, basandosi sui suoi ratings interni, formulasse un giudizio negativo.

(1) Si veda: Quantitative Impact Study 3 (Qis 3), disponibile sul sito della Bri.

Per saperne di più

Alcune considerazioni su "Basilea 2"  (a cura di giovanni Stringa)

Da gennaio 2007 entreranno in vigore le nuove regole del sistema bancario europeo, conosciute con il nome di Basilea 2, con l’obiettivo di affinare quanto previsto dalla precedente Basilea 1 a proposito di copertura finanziaria delle banche contro i rischi del capitale prestato. Anche se l’opinione degli operatori è generalmente positiva, non mancano alcune critiche alle nuove direttive. Se ne riportano le più rilevanti:
 - Se i nuovi criteri di calcolo di copertura contro il rischio fossero stati utilizzati già nel marzo del 1998, il rapporto medio tra capitali di copertura e monte-prestiti sarebbe allora stato del 4%. Effettuando un ricalcalo di questo rapporto nel febbraio 2003 (cioè in tempi più critici), il coefficiente passa a circa il 12%. Questo può voler dire che i coefficienti calcolati con i criteri di Basilea 2 possono essere non abbastanza severi (marzo 1998) per evitare successivi prestiti a rischio o rivelarsi troppo alti (febbraio 2003) per agevolare il credito nei momenti di maggior bisogno.
- Secondo le autorità USA i criteri di Basilea 2 non saranno automaticamente applicati per tutte le banche americane operanti a livello internazionale, cosa cui invece l’Unione Europea tiene molto.
- Basilea 2 dovrà comunque essere implementata dai 15-25 Stati membri dell’UE, con il rischio della discrezionalità da parte delle diverse autorità nazionali di vigilanza.

Da "Bank regulation – deep impact", The Economist, 16 maggio 2003, pag.68

 

Inviando il tuo indirizzo e-mail potrai ricevere la mail che annuncia ogni nuovo contributo che appare su Circofin. Il tuo indirizzo e-mail non verrà ceduto a nessuno ne' utilizzato ad altri fini.

con l'invio del mio e-mail acconsento al trattamento dei miei dati personali nei limiti sopra descritti

 

circoban.gif (3593 byte)

 

www.circofin.it è una pubblicazione aperiodica del Circolo Finanziario Economico, diretta da Antonio Mansueto.
Lo scopo di queste pubblicazioni è solo quello di fornire informazioni . Il contenuto di queste pagine è stato ottenuto da fonti che CIRCOFIN ritiene attendibili. Non si garantiscono comunque la correttezza e la precisione delle stesse. Inoltre queste informazioni possono essere incomplete, riportate solo parzialmente e soggette a cambiamento senza preavviso da parte di chi scrive. CIRCOFIN fornisce informazioni che si ritengono meritevoli di considerazione . In ogni modo si declinano eventuali responsabilità relative a qualsiasi decisione di attuare o meno le strategie e o gli eventuali investimenti qui considerati, esaminati o proposti. Le opinioni espresse in questa pubblicazione sono comunque soggettive e come tali non sono imputabili alla filosofia di pensiero dell'Associazione stessa, in ogni caso non intendono in alcun modo suggerire o consigliare investimenti od operazioni sul mercato.

Per ulteriore chiarimento CIRCOFIN dichiara che il materiale presente sul sito si intende destinato esclusivamente ad operatori qualificati quali definiti dall’art.31 comma 2 del Regolamento di cui alla Deliberazione Consob 1 luglio 1998 n. 11522, come modificata.