Per capire se le critiche siano giustificate o no, occorre tenere presenti le finalità di Basilea 2, che sono essenzialmente due. Primo, rendere la dotazione patrimoniale di ciascuna banca più rispondente al rischio effettivamente sostenuto nellattività di prestito. Secondo, incentivare (si noti: non obbligare) le banche ad adottare metodi più moderni e oggettivi nella misurazione e gestione del rischio di credito.
Effetti collaterali
Questi obiettivi sono condivisibili, e inducono a una valutazione complessivamente positiva del nuovo accordo.
Accanto agli aspetti positivi, vi possono essere alcuni effetti collaterali di Basilea 2, che vanno considerati attentamente.
1. Banche medio-piccole. Temono di essere penalizzate, per il fatto che presumibilmente adotteranno il metodo dei ratings esterni (più semplice), e quindi non potranno usufruire dello "sconto" previsto per il metodo dei ratings interni (che verrà invece utilizzato dalle grandi banche). A smentire questa preoccupazione ci sono i risultati di una simulazione condotta dal Comitato di Basilea in collaborazione con il sistema bancario (su un campione di 188 banche dei Paesi del G-10 e di 177 banche di altri 30 Paesi) (1). Per le banche medio-piccole che utilizzeranno i ratings esterni, lincremento di requisito patrimoniale sarà esiguo: infatti usufruiranno maggiormente dello "sconto" previsto per la clientela retail, dato che la composizione del loro portafoglio prestiti è più sbilanciata verso i piccoli clienti. Qualora poi una banca medio-piccola utilizzasse i ratings interni, otterrebbe un significativo allentamento del requisito patrimoniale, ben maggiore di quello ottenuto dalle grandi banche.
2. Imprese medio-piccole. Temono di subire un aumento del costo e/o una minore disponibilità di credito (maggiore razionamento). Laumento di costo potrebbe derivare dal fatto che queste imprese sono generalmente "unrated": ciò potrebbe comportare un requisito patrimoniale più elevato quindi un maggiore costo per la banca rispetto a unimpresa che goda di un buon rating. Tuttavia, la più recente proposta del Comitato di Basilea prevede un significativo "sconto" per queste imprese. Daltro canto, Basilea 2 dovrebbe indurre le banche a una misurazione più precisa del rischio di credito delle controparti e quindi contribuire a ridurre il razionamento del credito, che notoriamente è dovuto alla pratica di raggruppare nella stessa classe di rischio debitori che in realtà sono diversi tra di loro.
3. Pro-ciclicità. Con Basilea 2, il requisito patrimoniale a cui una banca è soggetta diventerà più "volatile", cioè potrà variare sensibilmente a seconda delle fasi del ciclo economico. Ad esempio, durante una fase recessiva la rischiosità media dei debitori aumenta, portando a un incremento del requisito. Questo, a sua volta, potrebbe aggravare la recessione, in due modi. Primo, perché causerebbe un aumento del costo del credito. Secondo, perché alcune banche potrebbero trovarsi "vincolate" (cioè con un rapporto patrimonio/attivo ponderato molto vicino all8 per cento), e così costrette a limitare la loro offerta di credito ("credit crunch"). Il primo effetto è più plausibile. Il secondo meno, perché generalmente le banche detengono capitale in eccesso rispetto al requisito minimo (il cosiddetto "buffer capital"), proprio per evitare di trovarsi in una situazione vincolata.
I rischi di selezione avversa
In conclusione, lunica critica che trova qualche fondamento è quella relativa alla pro-ciclicità. A questa si può aggiungere unaltra preoccupazione: che possa verificarsi un fenomeno di selezione avversa, con una concentrazione di debitori rischiosi presso quelle banche che adotteranno il metodo dei ratings esterni.
Infatti, unimpresa a basso rischio sarà incentivata a indebitarsi presso una banca che adotti i ratings interni, sperando di ottenere una buona valutazione e di ricevere credito a minor costo. Al contrario, un soggetto ad alto rischio potrebbe essere indotto a indebitarsi presso una banca che utilizza i ratings esterni: nel peggiore dei casi, gli verrebbe assegnato un "risk weight" comunque inferiore a quello che riceverebbe da una banca che, basandosi sui suoi ratings interni, formulasse un giudizio negativo.
(1) Si veda: Quantitative Impact Study 3 (Qis 3), disponibile sul sito della Bri.
Per saperne di più
Alcune considerazioni su "Basilea 2" (a cura di giovanni Stringa)
Da gennaio 2007 entreranno in vigore le nuove regole del sistema bancario europeo,
conosciute con il nome di Basilea 2, con lobiettivo di affinare quanto previsto
dalla precedente Basilea 1 a proposito di copertura finanziaria delle banche contro i
rischi del capitale prestato. Anche se lopinione degli operatori è generalmente
positiva, non mancano alcune critiche alle nuove direttive. Se ne riportano le più
rilevanti:
- Se i nuovi criteri di calcolo di copertura contro il rischio fossero stati
utilizzati già nel marzo del 1998, il rapporto medio tra capitali di copertura e
monte-prestiti sarebbe allora stato del 4%. Effettuando un ricalcalo di questo rapporto
nel febbraio 2003 (cioè in tempi più critici), il coefficiente passa a circa il 12%.
Questo può voler dire che i coefficienti calcolati con i criteri di Basilea 2 possono
essere non abbastanza severi (marzo 1998) per evitare successivi prestiti a rischio o
rivelarsi troppo alti (febbraio 2003) per agevolare il credito nei momenti di maggior
bisogno.
- Secondo le autorità USA i criteri di Basilea 2 non saranno automaticamente
applicati per tutte le banche americane operanti a livello internazionale, cosa cui invece
lUnione Europea tiene molto.
- Basilea 2 dovrà comunque essere implementata dai 15-25 Stati membri dellUE,
con il rischio della discrezionalità da parte delle diverse autorità nazionali di
vigilanza.
Da "Bank regulation deep impact", The Economist, 16 maggio 2003, pag.68

