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Ringraziamo il Prof.Giovanni Bottazzi per questo intervento apparso anche sul sito http://socionline.ilcannocchiale.it  (sito realizzato da un gruppo di analisti finanziari soci AIAF-Associazione Italiana Analisti Finanziari ).

I guasti dei mercati finanziari
Milano, 22 gennaio 2004
di Giovanni Bottazzi


Sembra che ci volesse uno sconquasso pari a quello cui assistiamo in questi giorni perché alcuni esempi di “malamministrazione d’impresa” venissero finalmente all’attenzione anche dell’opinione pubblica, anche quella meno inculturata sui temi finanziari, segnalando così macroscopici. errori nella specifica regolamentazione. Voglio ricordare che il sistema finanziario in cui viviamo sta diventando sempre più simile a quello già sperimentato molto tempo fa e giustamente ripudiato per la sua pericolosità sociale. Ma qualche volta ritornano, anche i ricorsi più perversi. Reintrodotto recentemente, in quest’ultimo decennio, questo sistema prevede, tra vari altri punti criticabilissimi, uno stravolgimento della funzione delle banche. Queste, anziché rimanere intermediari finanziari, per quanto importanti, sono diventati attori diretti e organici dell’insieme, in contrasto con quanto studiosi ed autorità avevano affermato per un cinquantennio, diciamo dalla crisi degli anni ’30 del secolo scorso in avanti. Nel decennio più recente si è affermata una specie di “controriforma” del sistema finanziario, sia pure nel solco delle indicazioni comunitarie tendenti ad una uniformazione con i modelli prevalenti all’estero. Ma, a mio avviso, l’adeguamento è avvenuto costantemente a senso unico, in un modo forse troppo accondiscendente e con forme inadatte al caso nostro, viste le specificità non facilmente superabili.
A mio avviso, il sistema risulta insostenibile perché prevede, in capo agli intermediari finanziari più importanti, le banche, un intreccio di poteri e responsabilità contrastanti con gli interessi di bilancio. Si è consentito, in sostanza, che gran parte delll’attività si volga in un conflitto d’interesse eretto a sistema. Sono numerosi gli esempi in cui questo contrasto si manifesta: eccone due, tra i tanti.
Ormai le banche nel mercato mobiliare, ossia dei titoli, agiscono anche in proprio, come mandanti (principal), oltreché come intermediari (agent). Ricordo che dagli intermediari puri (ricordate gli agenti di cambio) dal 1991 si era passati alle SIM, società di intermediazione mobiliare, allo scopo di ottenere una situazione di maggiore stabilità: sostanzialmente, dimensioni finanziarie che consentissero strutture più capaci e più rassicuranti. Già alle SIM era consentito di compravendere titoli in nome proprio, e questa concessione poteva passare. Le SIM erano generalmente caratterizzate da disponibilità minori di quelle di una banca ed erano unità anche formalmente separate dalla casa madre, ove questa fosse un istituto bancario. La cosa non va più bene oggi, quando alle banche è consentito di agire a tutto campo, anche direttamente in Borsa, oltreché come banche universali. Mi risulta che sul totale intermediato in titoli azionari quotati in Borsa la porzione dovuta a compravendite in conto proprio dagli intermediari sia di circa un quarto. Per inciso, personalmente ritengo che tale quota sia in realtà maggiore, perché è facile effettuare altri scambi importanti facendoli passare attraverso terzi collegati. E’ vero che ci sono ossia vincoli regolamentari (le “muraglie cinesi”) allo scopo di evitare che l’interesse dell’intermediario in titoli prevalga su quello del cliente che si reca allo sportello per effettuare operazioni in titoli. Se però qualcuno può solo dubitare che piuttosto che di muraglie si tratti di séparé di carta e bambù, il solo sospetto che questo possa avvenire non giova a nessuno, specie quando “il latte è versato”, come si vede in questi giorni.
Un altro esempio, non tanto sconnesso dal precedente.
E’ comunemente acquisito nella regolamentazione il principio della informazione simmetrica. Si vorrebbe che l’informazione fosse uniforme per tutti i partecipanti al grande “gioco” dell’investimento mobiliare. Ognuno porti le sue attese, le sue speranze, ma sia messo in grado di decidere sulla base di informazioni eguali ed egualmente disponibili per tutti. Questo è quanto esige non solo l’etica, ma anche uno dei sacri postulati del “mercato efficiente” della teoria dei mercati finanziari. Solo così si può garantire il meglio non per qualcuno soltanto, ma per tutti i partecipanti. Purtroppo, le cose vanno diversamente, da noi: non perché le disposizioni consentano discriminazioni tra le massaie di Voghera e quelle di Abbiategrasso, ma perché mettono al banco del croupier una figura di giocatore di rilevante importanza. A seguito della privatizzazione e anche a seguito della “legge Amato” (ma il proponente credo se ne sia già pentito!), che risale a non molti anni fa, molte banche di diritto o di capitale pubblico si sono trasformate in banche private, come le altre, ossia imprese con fini di lucro, molte con azioni quotate. Così, da un lato parte dei capitali ne sono usciti, affluendo a fondazioni bancarie, dall’altro sono entrati capitali privati, ossia nuovi soci. Tanto che, oggi, nei consigli di amministrazione di varie banche siedono azionisti esponenti del mondo industriale. Io non ho esperienza di consigli di amministrazione di banche, come invece afferma Mario Comana, nell’intervista concessa al settimanale “PLUS” del “Sole-24 Ore” di sabato 17 Gennaio scorso (v. pag. 5); penso però che, discutendo l’ordine del giorno in quei consessi non si parli di giardinaggio, ma verosimilmente anche di casi di finanziamento, magari quelli di maggior rilievo. Se io fossi un industriale di una certa dimensione non gradirei per nulla sapere che al tavolo dei consiglieri d’Amministrazione della banca che mi finanzia siede il mio principale concorrente, magari il leader del settore. Come si può affermare tranquillamente che ognuno sa già tutto della concorrenza anche senza partecipare a quelle riunioni di finanza quanto mai specifica? Non ho ancora cent’anni, ma preoccupazioni così paesane e, direi, banali mi sono chiare da molto tempo. Sono un imperdonabile ingenuo, sono io che non ci vedo chiaro oppure le situazioni di pericolo non sono chiare al nostro Legislatore?
Giovanni Bottazzi

 

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