| Il
debito dimenticato
Il debito pubblico italiano e le sue conseguenze per il sistema economico nazionale.
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| Milano, 1
febbraio 2004 di Antonio Mansueto |
Il 29 gennaio leggiamo in prima pagina sul Sole 24 Ore: "Detto questo i conti pubblici italiani sono meglio di quelli tedeschi e francesi."
Sobbalziamo. Certo, qui si intende deficit pubblico.
Ed è molto evidente, da questo e da quanto poco se ne parli, che stiamo dimenticando una pesante eredità del passato ed il maggior problema del bilancio pubblico nazionale: il debito.
Un particolare non da poco, anzi, fondamentale.
Casualmente, e passando quasi inosservato l'argomento, un paio di giorni prima il Governatore della Banca d'Italia Fazio aveva sostenuto che il debito pubblico diminuisce troppo lentamente, e l'avanzo primario si mantiene troppo al di sotto del 5,5% del PIL stabilito all'ingresso nella moneta unica.
A fine 2003 il debito pubblico era pari al 105% del PIL, ovvero a 1.360 miliardi di euro.
Proviamo a confrontarci, sui dati 2002, con la principale "concorrenza" europea:
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dati 2002 |
abitanti |
gdp €mld |
gdp $mld |
debito pubblico |
deficit pubblico |
spesa pubbl. % gdp |
|
Francia |
59,4 |
1.520 |
1,44 |
66,0 |
-3,1 |
23,8 |
|
Germania |
82,4 |
2.318 |
2,20 |
61,3 |
-3,6 |
19,1 |
|
UK |
60,1 |
1.652 |
1,57 |
50,0 |
-2,1 |
20,0 |
|
Italia |
58 |
1.258 |
1,19 |
106,7 |
-2,3 |
19,2 |
|
Spagna |
40,5 |
694 |
0,66 |
64,5 |
-0,2 |
20,0 |
L'Italia, come si vede, è ormai in linea con la spesa pubblica, anzi, nei livelli piu' bassi, ed ancor meno se si crede ad un maggior livello di evasione fiscale nel nostro paese, che quindi comprime il PIL.
Quanto al nostro deficit, esso non è confortante, anche se "meglio" di altri.
Ma il debito pubblico nazionale è talmente rilevante e peggiore nel confronto, che è forse il caso di ricordarne alcune basilari conseguenze.
Fazio, ad esempio, ricorda che la troppo lenta discesa del rapporto debito/pil pesa sullo sviluppo dell'economia, ostacola l'abbassamento della pressione fiscale, riduce risparmio e investimenti.
Il governo italiano, insomma, continua ad essere condizionato dal debito pubblico e dalla spesa per interessi, che lo costringe ad avere un sostanzioso avanzo primario, e a non poter effettuare manovre di sostegno all'economia in questa fase di ristagno.
E l'avanzo primario, che nel 1997 era del 7%, è sceso sotto il 3%.
Quindi, la cattiva condizione dei conti pubblici italiani non consente di stimolare l'economia ora che la nazione ne ha bisogno sia per la congiuntura internazionale non brillante, sia per il calo di competitività strutturale dell'Italia in molti settori economici.
La perdita di competitività potrebbe voler dire che, in una eventuale fase di ripresa internazionale, l'Italia potrebbe non cogliere le migliori occasioni di crescita, mentre le finanze pubbliche dovrebbero sopportare i costi di un'eventuale crescita dei tassi, senza ottenere pari benefici sul fronte delle entrate.
Insomma, un qualcosa di preoccupante. Non sono pochi, infatti, quelli che prevedono un calo di lungo periodo della competitività economica del nostro paese.
Speriamo di riuscire ad inventare qualcosa. Ma è un dato di fatto che le principali politiche di stimolo comportino o minori entrate o maggiori uscite per il bilancio pubblico...
Il debito pubblico non è dunque problema ed argomento da dimenticare. Qualsiasi entità economica gravata da eccessivo debito ne subisce le conseguenze in termini di maggiore fragilità finanziaria -ed esposizione al rischio di tasso- di minore capacità di autofinanziamento (o di finanziare la crescita del paese), di perdita di competitività e calo degli investimenti.
Con un rapporto debito/PIL del 105%, i conti pubblici italiani viaggiano sempre sul filo del rasoio.
Immaginiamo una soluzione impopolare e che non piace nemmeno a noi stessi: abbassare il costo del lavoro, incentivare investimenti industriali con minori controlli per la qualità della vita, impoverire i lavoratori per ridare slancio alle imprese e nel frattempo risanare anche la finanza pubblica. Fra un decennio o piu', con rinnovata forza economica e bilancio pubblico risanato, il potere d'acquisto dei lavoratori privati potrebbe riprendere a salire...
Invece, ci piace di più credere che si possa migliorare la competitività del sistema economico del paese facendo leva sulla professionalità degli italiani, distruggendo la mentalità della connivenza politica, trovando uno sbocco per il vecchio sistema capitalistico familiare nazionale, guidando le imprese a competere in un mercato aperto con meno improvvisazione e tendenza alla speculazione e piu' serietà industriale. Insomma attraverso una più matura coscienza civile.
Per quanto sotto certi aspetti molto diversi tra loro, basta con i casi Fiat, Cirio, Parmalat, Finmatica, ed altri.
Per concludere, anche il grave problema debito pubblico porta a richiedere un deciso intervento a riformare il mercato finanziario ed economico nazionale affinchè le migliori risorse del paese possano guidarci attraverso un circolo virtuoso fuori da questa situazione di pericoloso stallo.
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