Edf prevedibile imprevisto.

di AMS 28/5/2001

 

La notizia dell’acquisizione del 20% del capitale di Montedison da parte di EdF – Electricitè de France, l’ente nazionale francese di produzione dell’energia elettrica, ha suscitato le proteste del mondo finanziario italiano. Nulla da eccepire, si è sostenuto, sull’acquisizione dall’estero di aziende nazionali, purchè vi sia una condizione di reciproca possibilità, e non è questo il caso di Edf, non attaccabile perché interamente posseduta dallo Stato francese.

Non è possibile un intervento dell’unione europea. La normativa comunitaria riguardante i mercati di elettricità e gas prevede infatti una completa liberalizzazione solo entro il 2005. Fino ad allora è stabilita una soglia minima di apertura, che la Francia ha rispettato. D’altra parte la strategia dell’ente d’oltralpe non è una novità, il colosso francese dell’elettricità ha partecipazioni in mezzo mondo.

Edf è un gigante di 115.000 dipendenti con un fatturato di 34 miliardi di euro. Ente pubblico dell’energia elettrica e gestore delle centrali nucleari francesi, che forniscono i quattro quinti della produzione, si era limitato fino a qualche anno fa a controllare il monopolio del mercato interno, mentre è oggi in grado di giocare a tutto campo sullo scacchiere internazionale, specialmente in Europa. La trasformazione è stata avviata negli anni recenti, con l’avvento nel luglio 1998 di Francois Roussely alla testa dell’Ente. Abbandonata la strategia puramente difensiva l’EDF ha avviato una profonda trasformazione, senza rinunciare alla natura di ente statale, almeno per ora. Ha avuto luogo una riorganizzazione interna, con la creazione di due divisioni, una delle quali focalizzata sui clienti, l’altra operativa. La stessa introduzione del vocabolo "cliente" ha costituito una rottura con il passato, così come l’inserimento nel top management di diversi stranieri. Si è avviato un processo di espansione sull’estero, che genera oggi quasi un quarto del fatturato. I Paesi importatori sono in gran parte Europei, con l’Inghilterra e l’Italia ai primi posti, mentre sono in espansione iniziative sui mercati emergenti, dove la domanda di energia cresce a tassi molto superiori all’Europa, ed i margini sono più elevati. L’obiettivo per il 2005 è di ridurre al 50% il peso sul fatturato della produzione di energia per il mercato francese, diversificando i mercati e la produzione.

EDF sta consolidando il proprio posto tra i leader mondiali di produzione dell’energia, sfruttando il tempo concesso dall’Unione Europea prima della totale liberalizzazione per espandersi investendo all’estero la rendita derivante dalla posizione di monopolista di fatto sul mercato interno.

In una visione puramente liberista chi deve preoccuparsi non sono tanto i governi esteri, quanto i consumatori ed i contribuenti francesi. Sono costoro, in fondo, a pagare il conto dell’espansione di EdF. Il vantaggio di ogni monopolista consiste infatti nel vendere a prezzi superiori a quelli possibili in regime di libera concorrenza, realizzando profitti maggiori a spese dei consumatori; in quanto pubblica, poi, un azienda può godere di una posizione privilegiata a spese del contribuente. Nei Paesi esteri l’ingresso di un nuovo competitore sui mercati dell’energia determina un aumento della concorrenza ed un ribasso dei prezzi. In ultima analisi il consumatore/contribuente francese pagherebbe la riduzione dei prezzi energetici di Paesi esteri. A lamentarsi non dovrebbero essere tanto i Paesi importatori, quindi, quanto i consumatori francesi.

L’argomentazione non tiene conto del valore strategico del settore dell’energia e del vantaggio in termini di sapere, destinato ad accumularsi nel tempo e a conferire una superiorità stabile al Paese che ne gode. I Paesi che, come l’Italia, hanno perseguito l’efficienza del mercato attraverso un più elevato grado di liberalizzazione hanno forse rinunciato ad un importante vantaggio strategico.

E’ tardiva la decisione italiana di congelare la partecipazione di EdF in Montedison imponendo un tetto del 2% al diritto di voto. Se si voleva favorire un "campione nazionale" italiano, bisognava pensarci prima. La scelta di liberalizzare il mercato ha inteso aumentare l’efficienza attraverso la concorrenza. In questo senso l’ingresso di capitali esteri dovrebbe essere il benvenuto. Dopo tutto EdF pratica prezzi più bassi di quelli italiani, potrebbe avvantaggiarsene l’intera economia.

 

produzione

470 Mld. di Kwh.

di cui: nucleare

375 Mld. di Kwk.

fatturato totale

34 Mld. di Euro

fatturato estero

7,8 Mld di Euro

di cui: Italia

15,4%

GB

15,3%

Germania

13,8%

dipendenti

115.000