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23/2/2002

La guerra si farà

di Antonio Mansueto

 

A quanto pare, secondo gli americani, la guerra si farà. Almeno, secondo i sondaggi. E anche a giudicare dalle pressanti pubblicità che da tempo l'esercito americano paga per assumere nuove reclute. Secondo Greenspan, e non solo lui, questa guerra danneggerà la già timida ripresa economica del 2003. Posticipata al 2004? Non c'è problema. Bush se lo può permettere. Anzi. Le elezioni sono l'anno prossimo. E' l'anno prossimo che il Presidente vorrebbe trionfare come salvatore della patria, della borsa e del borsellino. Quest'anno sarebbe troppo presto. Secondo quanto dicono altri malpensanti, c'è quindi tempo per soddisfare le lobbies texane. Armi e petrolio. Il Texas: lo stato da cui proviene e il più importante per Bush.

Dunque, la guerra si può fare. E' solo questione di tempo. Qualche settimana in più per dare soddisfazione a Francia, Germania, Russia, Cina...

Intanto, sui toni meno perentori di Bush, perché un rimando di certo c'è stato, dopo il calo del dollaro e la ripresa dell'euro e di altre monete, la crescita dell'oro, del petrolio, dei pseudo-beni rifugio e continuando l'ascesa dei prezzi delle case, in fase terminale secondo molti, insomma, insieme a tutte queste cose, hanno cominciato a risalire le borse. Con qualche tentennamento, hanno mostrato uno smalto certamente migliore che in gennaio. Non solo, ma spesso le borse europee hanno azzardato un ottimismo stranamente meno dipendente dal solito dall'andamento di Wall Street.

Cosa accade?

Le borse stanno anticipando lo scoppio della guerra e la presunta vittoria di Bush infischiandosene di Greenspan? Le borse europee intanto beneficiano di un ritorno dei capitali dagli USA? O le borse mostrano che tra gli investitori in realtà si crede che la guerra non si faccia? O, ancora oltre, si sconta che la guerra, si faccia o meno, alla fine la discordia si stia stemperando, ed è solo questione di tempo trovare l'accordo? Ed inoltre fiutano i tassi ancora in discesa?

O addirittura si crede che Saddam possa "abdicare"?

Insomma, la borsa pare aver dimenticato l'equazione: sino alla guerra non compro. I titoli finanziari recuperano con rabbia, ed anche le assicurazioni, mentre gli analisti, in buona parte, dicono di starne alla larga. Certo, gli analisti ormai hanno poca credibilità, ma se non loro, chi ascoltare?

O forse, più di qualche bilancio ha dimostrato che non tutte le aziende stanno colando a picco, ma in qualche modo resistono in molte, in molti settori.

E la domanda solita, in fondo, per chi ci sta dentro fino al collo, è: abbiamo forse toccato il fondo?

Tutto può essere. La bolla è scoppiata e non c'è più. Ora c'è una situazione molto confusa, poco chiara, e forse le borse viaggiano per conto loro anche per motivi tecnici.

Gli squilibri del sistema economico e finanziario americano (disavanzo commerciale, indebitamento estero elevato, dollaro ancora tendenzialmente forte -a parte l'effetto guerra) reggono ancora, grazie anche all'ennesima bolla, quella dei prezzi delle case, che sostenuta dai tassi bassi guidati dalla FED sostiene a sua volta i consumi drogati.

Intanto cresce in modo minaccioso il nuovo gigante commerciale: la Cina.

E l'Europa esportatrice soffre stretta da due lati. Meno acquisti americani, più vendite cinesi.

Insomma, una situazione economica mondiale che sembra contenere tutte le tensioni necessarie a subire un forte e duraturo cambiamento di equilibri, se non uno sconvolgimento.

D'accordo con Tronchetti Provera che i le società valide anche oggi producono utili, e che su quelle si può puntare.

Tutti d'accordo, o quasi, che anche quest'anno, in borsa, la volatilità la farà da padrona.


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