2/2/2003 |
Il buon speculatore |
di Antonio Mansueto |
Parlando francamente, ho sempre considerato analisi tecnica ed analisi fondamentale come due indagini complementari, ciascuna mancante di qualcosa presente nell'altra.
D'altra parte, considero la previsione dell'andamento dei prezzi di borsa come un male necessario.
Un male, perché per esperienza ho trovato ben poche anime capaci di azzeccarci stabilmente per più del 50% delle volte.
Necessario, perché senza previsioni di guadagno, non si investe, e non si sa cosa farsene dei risparmi e si resta in un tedioso limbo.
A riguardo dei trader di successo, o di quelli che sembrano averlo, dico che ciascuno è baciato dalla buona sorte in certi periodi, in altri no. La furbizia e la saggezza, invece, possono baciare più stabilmente la fronte di taluni fortunati, mascherandone l'umana incapacità di conoscere il futuro.
Analisi tecnica e analisi fondamentale, esiste un modo di integrarle in una formula più potente di entrambe? La mia personale risposta è no. Possono esistere degli algoritmi, ispirati a particolari modelli teorici previsionali o puramente empirici, che possono dare buoni risultati in certi periodi di tempo o in particolari situazioni. Capire quando affidarvisi e quando no, resta un compito dell'intuito umano.
Sono uno di quelli che professano l'insufficienza dell'intuito, se non suffragato da profonde conoscenze di tipo razionale, ma l'idea che strumenti finanziari e tecniche di analisi nuove e più raffinate possano prevedere il futuro dei mercati mi pare ingenua ed alchimistica. Tanto vale, cercare la pietra filosofale.
I mercati finanziari sono fatti di esseri viventi e pensanti, di cui siamo parte. Essi, meraviglia del creato, hanno comportamenti adattivi che solo in certe occasioni sono per noi stessi prevedibili.
Un po' disfattista? Il panorama vi appare sconfortante? Al sottoscritto affatto. Mi appare piuttosto normale, e per nulla grave. Anzi. Affascinante.
Infatti, nella realtà la lotta per la previsione corretta e per le strategie di successo, è affascinante proprio per questa sua immensa complessità, questa difficoltà intrinseca, e per questa sua similitudine con tutte le cose della vita, spesso ancora più imprevedibili.
Nulla di più appagante esiste del ricercare con caparbietà quei fugaci momenti nei quali si intuisce di essere in grado di fare la previsione giusta.
Perché, come detto, a mio avviso esistono dei momenti in cui, in certe particolari situazioni, e con l'utilizzo di certi strumenti e di certe valutazioni ed intuizioni (speculatori non ci si puo' improvvisare), possiamo fare delle previsioni abbastanza attendibili.
Si tratta di studiare il panorama esterno, spiare dentro al mercato i nostri antagonisti, capire quali sono questi momenti magici in cui siamo in palla, e sfruttarli con le strategie giuste, e giustamente incisive.
In tutte le altre ricorrenti e frequenti situazioni, quando non siamo abbastanza convinti, la strategia migliore è quella di non fare scommesse. Di restare brutalmente fuori dai mercati, o di mantenere posizioni leggere con ottica di lungo termine.
Il risultato di tali regole può essere quello di guadagnare più di quello che si perderà -o che si è perduto- magari anche in misura sostanziosa, se si è fortunati.
Ma mai dimenticare che un bilancio, con i mercati, possiamo farlo ogni giorno o solo alla fine dei nostri giorni, o anche mai. Tra noi e il mercato l'esito della guerra non è mai detto. Ogni battaglia è solo un capitolo. La guerra è oltremodo lunga.
Ed a proposito del lungo termine. Quante fesserie! Le migliori sono quelle più simili a verità....
Prima le analisi si facevano andando troppo poco indietro nel tempo. Ora si allungano oltremodo, ad esempio duecento anni per dimostrare che, come sempre, le azioni rendono di più delle obbligazioni.
Nel lungo termine i risultati sono meno volatili, dunque il rischio scende, si dice. Io credo che nel lungo termine, in realtà, vi sono più imprevedibili cambiamenti strutturali nei mercati economici e finanziari. Le analisi spesso vengono fatte senza tenere in conto che, sempre nel lungo termine, esistono molte più aziende quotate che periscono, e quindi anche differenziare il rischio con la diversificazione, in un orizzonte temporale lungo è più difficile. Inoltre, le analisi sono fatte in base a indici di borsa che anch'essi -approssimazione della realtà- in periodi storici lunghi vengono spesso modificati.
Prima ci dicevano con ottica di investimento a 5 anni, ora parlano di 10, 20 o 30 anni. Peccato che dimenticano di citare spesso la volatilità del risultato medio. E se lo fanno, dimenticano di dire che il confronto fatto tra la coppia rendimento-volatilità dei due investimenti, si limita a riportarci ad una conclusione vecchia come Matusalemme: chi vuole mangiare bene compri azioni, chi vuole dormire bene compri obbligazioni.
La fortuna è implicita e fa parte del mondo. Investendo a 30 anni la volatilità diminuisce. D'accordo, se ti capitano i 30 anni sbagliati, se ne riparla nella prossima vita. E poi rimanere bloccati per 30 anni è una cosa indegnamente noiosa e anche rischiosa (in 30 anni potremo aver bisogni improvvisi, o no?).
La realtà, in genere, è che i più si attendono un risultato in meno di 10 anni, magari 3/5 anni, e che di solito si lasciano egualmente attrarre dai movimenti oscillatori dei prezzi con durate di 3/6 mesi o anche meno. Una commistione di orizzonti temporali in teoria sbagliata, ma spesso attuata. D'altra parte, le escursioni dei prezzi sono talmente rilevanti, in borsa, che alletterebbero chiunque. Quel chiunque, di solito, si convince che poi il rischio non è così alto e che con la bravura propria o del proprio consulente esso si può sostanzialmente ridurre.
La realtà è che, in questo modo, si va incontro al caso. Ma anche ad un bel gioco. Un po' d'azzardo, ma anche piacevole. Salvo poi leccarsi le ferite scaricando le colpe su qualcuno o su qualcosa che ha truccato il gioco...
Secondo l'economista J.K.Galbraith il motivo principale delle grandi bolle speculative in borsa è -fondamentalmente- soltanto la nostra innata avidità e sconsideratezza.
Diverso, molto diverso, se si è perfettamente consapevoli dei rischi che si corrono in questa allettante attività.
Ma noi oggi vogliamo stigmatizzare proprio i limiti di un'epoca in cui si vuol credere che a tutto si può controllare, guidare. Fonte di conseguenti ansie e di incapacità di godere di attività che, come il gioco del pallone (non parliamo di calcio che ormai e' altra cosa), ci insegnano invece innanzitutto che la palla è rotonda...
Con orizzonte temporale a 3 minuti o 30 anni, nei mercati mobiliari ciò che domina è l'incertezza. E' con essa che deve fare i conti in ogni istante chi vuol fare previsioni per speculare o investire. I mercati sono qualcosa di molto più grande di noi.
Non ho mai amato l'incertezza, ma la noia, dopotutto, è peggio. E cosa c'è di peggio di un mercato piatto, asfittico?
Bene, non è il caso odierno. La volatilità resta elevata, le previsioni sono molto difficili. Non ci si può annoiare. A meno che non si preferisca cercare la pietra filosofale, quella che credevano di aver trovato i vati della crescita infinita delle bolle dorate di fine anni 90.
La conclusione, per il buon investitore, è tremendamente semplice. Bisogna essere bravi, pazienti, decisi e fortunati. Come dei bravi pescatori, saper attendere il momento giusto e farsi la foto con la preda quando la pesca è fortunata.
Ma il pescatore sa, come il bravo speculatore, che il mare è immensamente potente rispetto alla barca ed è estremamente infido.
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