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10/3/2002

Il delicato accorciamento della "catena" Telecom Italia

di Antonio Mansueto

In occasione del gremito incontro con gli analisti del mese scorso, più volte quasi rabbiosamente gli analisti avevano fatto notare che le valutazioni del gruppo Telecom erano affette dall'incertezza sulla eventuale fusione Olivetti-Telecom, o comunque sull'accorciamento della catena di controllo.

Più volte Tronchetti Provera aveva dovuto far notare nel suo scarno ma efficace inglese che quando vi sarebbero state novità nel merito, ovviamente non prima che le condizioni di mercato lo avessero permesso, il mercato sarebbe stato informato su ipotesi già da tempo al vaglio ma ancora non decise.

Soprattutto -aveva insistito tanto sino ad alterarsi- sarebbe stata cura del management la ricerca di una soluzione che scontentasse il minor numero possibile di classi di azionisti, tra cui gli azionisti Olivetti, Telecom, Telecom risparmio, Pirelli e, ovviamente, l'azionista di controllo; i piccoli risparmiatori e i fondi pensione inglesi. E cosi' via.

Ciò rendeva, e rende, di più difficile attuazione il piano. Tuttavia, lo scarso gradimento degli investitori indebolisce i prezzi delle aziende del gruppo che sono in un mercato già in fase fortemente calante, rendendo le aziende più facilmente scalabili, e controbilanciando il vantaggio del poco elegante controllo a scatole cinesi. Taluni, inoltre, spiegano che vuol essere colta l'occasione dell'attuale vantaggio a favore Olivetti dei rapporti di cambio espressi in borsa.

Dunque, qualcosa andava fatto, e qualcosa mercoledì sarà annunciato.

Una prova della verità, questa, per Tronchetti Provera, sinora imprenditore apprezzato. Conciliare gli interessi di socio di maggioranza con quelli dei piccoli risparmiatori è alquanto difficile, ed egli si è arrogato una spontanea ed etica premura di garantire tanto.

Ci attendiamo, da parte nostra, una degna mossa da imprenditore, non da finanziere, magari un boccone un po' amaro per taluni, ma dal senso imprenditoriale, che in futuro possa creare valore per i molti;  oppure ci attendiamo una decisione parziale, un primo passo per rendere graduale l'accorciamento della catena di controllo tanto richiesto dai mercati.

E la TIM? Apparentemente, resta fuori dal progetto. Tuttavia, nel recente incontro, gli analisti hanno chiesto con una certa malizia se fosse efficiente tenere così liquida questa società, nonostante i debiti altrove nel gruppo incardinati, e nonostante che ciò peggiori il tax ratio della TIM stessa. Dunque, secondo il giusto dubbio degli analisti, anche la TIM rischia in qualche modo di risentire delle necessità finanziarie del gruppo.

Tronchetti Provera ha ovviamente tenuto a chiarire come le aziende che lavorano bene, come la Telecom Italia, guadagnano anche quando i mercati vanno male.

E dobbiamo dare atto che a livello strategico, laddove era possibile velocizzare alcune dismissioni, si in tal modo provveduto. Laddove il futuro consigliava di temporeggiare nelle dismissioni, si è temporeggiato. Laddove si trattava di passare con gradualità a tecnologie non d'avanguardia ma di grado intermedio e di più immediato break even, si è così pragmaticamente provveduto (vedasi ADSL piuttosto che fibra ottica). Laddove era possibile creare nuove sinergie (Seat e La7) si sta cercando di farlo. In Brasile poi si è proseguito in una coraggiosa e mirata espansione.

Ma il nodo dei rapporti con i mercati finanziari resta fondamentale. I mercati, a nostro avviso, non apprezzano mai  abbastanza il vero imprenditore quanto talora mostrano di seguire i puri finanzieri e le politiche di breve termine, se non addirittura mostrano una certa golosità verso le pure operazioni di ingegneria finanziaria.

Tuttavia, che i mercati siano o non siano cronicamente affetti da miopia ed euforia (per noi sì), quindi scarso equilibrio nelle valutazioni di medio periodo, l'imprenditore ha dalla sua parte il preciso dovere di rispettare e tutelare i diritti degli azionisti di minoranza.

In questa prova, aspettiamo l'azionista di Telecom Italia.

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