QUANTO VALGONO LE AZIONI
di
Albertomauro Sarno
In realtà, una nuova era sta
prendendo forma ovunque in tutto il mondo
civilizzato; la civiltà sta assumendo nuovi aspetti.
(da La nuova
era a Wall Street, di John Moody Moodys
Investors Service, agenzia di rating , in Atlantic
Monthly, Agosto 1928).
Introduzione
Le fasi di euforia finanziaria sono state accompagnate, in passato, dal fiorire di nuove teorie, spesso non disinteressate, volte a giustificare valori di mercato tanto elevati da sfidare la logica economica e, talvolta, il semplice buon senso.
La bolla speculativa azionaria di fine anni 90 non fa eccezione.
La retorica sulla new economy ha poco di originale: anche le bolle speculative passate hanno generato nuove teorie e relativi esperti, più o meno improvvisati, pronti a spiegare perché, nelle varie nuove ere, non fossero più validi i vecchi principi di valutazione. Il tempo avrebbe dimostrato, prima o poi, quanto fossero improvvisate le teorie, gonfiati i prezzi e gli esperti.
A supporto della crescita continua delle borse, si assiste oggi al diffondersi di alcune innovative convinzioni sul funzionamento del mercato azionario che, di fatto, implicano labbassamento della percezione, da parte degli investitori, del rischio implicito nei titoli azionari, determinando lassunzione di posizioni di gran lunga più azzardate rispetto al passato, con ovvie possibili conseguenze tanto sul piano microeconomico che sotto il profilo della stabilità e controllo del sistema finanziario nel suo complesso.
Ci sembra di poter individuare due principali filoni di pensiero a sostegno della bolla di fine secolo.
Una prima
impostazione, fondando su metodologie di tipo statistico, ritiene
di poter dimostrare, nel lungo periodo, una sistematica e
significativa superiorità del rendimento dei titoli azionari
rispetto a quelli obbligazionari. Le azioni, secondo questa
impostazione, alla lunga non sono più rischiose delle
obbligazioni; al contrario, i rendimenti dei titoli azionari nel
lungo periodo battono i titoli obbligazionari; daltra
parte i crolli delle borse sono stati, nel passato, sempre
riassorbiti.
Ne consegue che il portafoglio ottimale deve contenere una componente di azioni crescente al crescere del tempo a disposizione.
Non essendo ragionevolmente prevedibili le oscillazioni dei mercati, inoltre, è inutile perseguire il rendimento attraverso la scelta dei tempi di ingresso e di uscita. Occorre invece determinare lallocazione delle risorse ottimale, in funzione della durata dellinvestimento, delle esigenze individuali di pianificazione finanziaria, della propensione al rischio, senza preoccuparsi eccessivamente dei cali del mercato, che sono imprevedibili e momentanei; quindi:
il rendimento
dipende dallallocazione delle risorse, molto più che dalla
scelta dei tempi.
Un secondo tipo di approccio, più incentrato sullesame delle realtà aziendali, ha ritenuto di individuare, insieme allemergere prepotente di realtà fortemente innovative sul piano tecnologico, la nascita di un tipo di economia strutturalmente nuovo, una serie di nuovi criteri di valutazione, in grado di giustificare prezzi altrimenti inspiegabili, fino alla proposta, in alcuni casi, di veri e propri modelli di sviluppo economico di tipo innovativo: per lappunto la cosiddetta new economy.
Ci sembra utile porre alcune questioni di base circa i rendimenti del mercato azionario e le valutazioni dei relativi titoli. Errori nellallocazione del risparmio potrebbero avere conseguenze incalcolabili: si pensi, ad esempio alle scelte da compiere nel campo previdenziale.
Il lavoro è suddiviso in tre parti.
Nella prima verrà sviluppata una sintetica analisi del djia nel lungo periodo.
La seconda parte proporrà lanalisi del rapporto p/u come criterio concreto di primo orientamento nella valutazione delle azioni e dei mercati azionari.
Nella terza parte verranno affrontati alcuni aspetti legati al concetto di nuova economia.
Siamo convinti
che il lettore paziente, soprattutto se investitore, sarà
ripagato del tempo dedicatoci!
Parte I Le azioni nel lungo
periodo: il Dow Jones industrial average.
Il Dow Jones
Industrial.
Lindice dji è composto dalle 30 principali azioni quotate al NYSE. La capitalizzazione di tali 30 titoli rappresenta oggi circa un quinto del valore di mercato complessivo di tutte le azioni USA (oltre 8.000/mld di USD), ed un quarto circa di quelle quotate sul NYSE. Lindice è quindi piuttosto rappresentativo. Inoltre consente una visione effettivamente di lungo termine. Il DJ industrial è nato infatti nella primavera del 1896, inizialmente come media aritmetica degli incrementi di 12 titoli, aumentati a 20 nel 1916. Lindice è calcolato con continuità nella forma attuale, con 30 azioni ponderate, dal 1928.
Rendimenti di
lungo termine.
Il 2 gennaio 1900 lindice DJI era pari a 68,13; 100 anni dopo (2/1/2000) raggiungerà quota 11.497,1, con un incremento di 169 volte, corrispondente ad una crescita media annua (capitalizzazione composta) del 5,261%
Come si è visto, lindice attuale non è però omogeneo con quello di inizio secolo, trasformato nella forma attuale solo nel 1928. Quellanno lindice chiuse a 300. Rispetto a tale base lindice di fine secolo risulta incrementato di 38,32 volte, con un rendimento annuo composto del 5,26%
Tra il minimo storico del giugno 32 (42,8) ed il 30/6/00 (10.447,89) lindice è cresciuto 244,1 volte, con un rendimento annuo composto dell8,48%
Tra il massimo del settembre 29 (386,1) ed il 30/6/00 lindice è cresciuto di 27,06 volte, con un rendimento annuo composto del 4,8%.
La tabella seguente riporta i rendimenti complessivi e quelli medi annui composti per singoli decenni.
tab. 1
| periodo | rendimento totale | rend. annuo comp. |
| 90/99 | 317,59% |
15,37% |
| 1980 1989 | 228,27% |
12,62% |
| 1970 1979 | 4,79% |
0,47% |
| 1960 1969 | 17,81% |
1,65% |
| 1950 1959 | 239,53% |
13% |
| 1940
1949 |
33,22% |
2,91% |
| 1930 1939 | -39,56% |
-4,91% |
| 1920 1929 | 124% |
8,4% |
| 1910 1919 | 10,59% |
1,01% |
| 1900 1909 | 44% |
3,73% |
| 1900 1999 | 16875% |
5,26% |
| miglior dec. 6/89 6/99 | 349,6% |
16,22% |
| peggior dec. 8/29 8/39 | -64,66% |
-9,88% |
E evidente come il ventennio 80-90 sia stato il migliore del secolo, e di gran lunga. Le statistiche limitate a tale ventennio sovrastimano i rendimenti di lungo periodo.
Il rendimento
dellintero periodo del djia è di poco
superiore al 5% su base annua.
E interessante notare come la scelta del tempo di entrata sul mercato possa incidere sui rendimenti di lungo periodo.
100 lire o, meglio, 100 dollari, investiti sul dji al massimo del settembre 29 sono diventati 2.706 dollari nel giugno 2000.
100 dollari investiti sul dji al minimo del giugno 32 sono diventati 24.410 al giugno 2000. La differenza è dell802%.
Per una banale regola aritmetica due capitali ai quali viene applicato il medesimo tasso di rendimento conservano lo stesso scarto proporzionale; quindi:
a parità di
gestione di portafoglio le differenze di rendimento dovute ad
ingressi intempestivi su un mercato non vengono più recuperate.
Anche in
presenza di orizzonti temporali lunghi è necessaria una accorta
pianificazione dei tempi di ingresso sul mercato azionario.
La tabella (1) costituisce un primo approccio, di larga massima. In particolare larbitraria suddivisione in decenni, se evidenzia con immediatezza leccezionalità degli ultimi anni, non consente la valutazione di massimi e minimi.
Il grafico (2) evidenzia, in corrispondenza di ciascun anno, il rendimento medio annuo dei precedenti 10, 20, 30 anni.

La curva dei rendimenti a 10 anni, ovviamente più ripida, si è mantenuta al di sotto del 10% fino al 1957, salvo un breve tratto nel 52 (comunque al di sotto del 10,50%).
E rimasta al di sopra del 10% fino al 64 (ca. 6 anni), per scendere di nuovo stabilmente sotto il 10% dal marzo 64, e risalirvi solo nel giugno 87 (23 anni), prima temporaneamente, poi, dallottobre 88, stabilmente.
Da notare che tra il dic. 66 e lagosto 84 (oltre 13 anni), il rendimento medio decennale è stato inferiore al 5%, con diversi periodi negativi.
Tale andamento riflette quello dellindice, che, dopo una corsa quasi ventennale dai 177 punti del dicembre 48 al picco di 996 del gen. 66, (+ 560%), supera quota 1000 stabilmente solo nel novembre 82.
Lindice, nellottobre 82, era ancora sostanzialmente in linea con il massimo del gennaio 66 (992,5): un lungo periodo piuttosto avaro di soddisfazioni per gli investitori.
Il crollo del 29, dal massimo di 384 dellagosto, dopo la fase di euforia degli anni 20, al minimo di 48,6 del giugno 32, venne recuperato in tempi ancora più lunghi, per lesattezza 25 anni. Infatti solo nel 1954 venne superata nuovamente quota 384.
Dopo i grandi
rialzi del passato sono arrivate fasi di debolezza di durata
molto lunga. Non pare statisticamente dimostrabile che i recuperi
dopo i crolli avvengono in pochi anni.
Si noti che i dati considerati non tengono conto dellinflazione. In particolare dopo il picco del 66, i prezzi non hanno recuperato il proprio valore reale se non nel maggio 1992.
La statistica, come si vede, non fornisce particolare conforto alle tesi ottimistiche circa i livelli degli indici di borsa di fine secolo. Al contrario, dopo una crescita di quasi 20 anni, paragonabile, per intensità, solo agli anni 20 e 60 del secolo, sembra plausibile una fase di debolezza più o meno prolungata.
Anche perché, nel
gennaio 2000, si è raggiunto il massimo storico del rapporto
prezzo/utile. I due massimi precedenti si erano registrati per
lappunto nel 1929 e nel 1966.
fine
della prima parte